Contro la chiarezza
Ci chiedono di essere chiari. Ci chiedono di essere leggibili. Ci chiedono di essere trasparenti.
La chiarezza è diventata un’ingiunzione. La trasparenza, una polizia. L’opacità, un crimine.
I. La trasparenza è una trappola
Quando il potere dice «trasparenza», vuol dire: mostratevi. Quando il potere dice «leggibilità», vuol dire: rendetevi prevedibili. Quando il potere dice «chiarezza», vuol dire: cessate di sfuggirci.
La trasparenza non è un diritto. È un dispositivo di controllo. Essere trasparenti significa essere attraversati — dagli sguardi, dagli algoritmi, dalle amministrazioni. Significa diventare vetro. E il vetro si rompe.
II. Elogio dell’ombra
C’è una dignità nell’oscurità. C’è una politica del vago, dell’ambiguo, del non detto. Tutto ciò che resiste all’interpretazione immediata è un atto di libertà.
L’arte non è mai stata chiara. La poesia non è mai stata trasparente. Il pensiero non è mai stato leggibile. Chiedere a un testo di essere «accessibile a tutti» è un modo gentile per chiedere che non dica nulla.
III. Il diritto alla maschera
Rivendichiamo:
- Il diritto all’anonimato.
- Il diritto allo pseudonimo.
- Il diritto al silenzio.
- Il diritto alla contraddizione.
- Il diritto di non essere compresi.
- Il diritto di scomparire.
Contro la chiarezza obbligatoria, scegliamo l’ombra volontaria.
Questo testo è volutamente incompleto. Rifiuta di concludere. Concludete voi — o meglio: non concludete.